Irene Catarella

Introduzione

di Irene Catarella

Il mio modo di fare poesia si potrebbe definire Interiorità realista o Interiorismo universale, cioè la voce del poeta che esprime ciò che amore è e gli dà voce, ma nello stesso tempo esprime la voce degli oppressi. Per cui è un’interiorità, ma che fa i conti e parla di realtà universale perché l’amore lo è, così come lo è il parlare di tutte le problematiche che affliggono il mondo con il linguaggio simbolico del cuore e del web, linguaggio dell’umanità di tutti i tempi il primo e linguaggio dell’attuale umanità il secondo. Non uso punteggiatura, tranne eccezioni, perché ognuno ritrovi il proprio ritmo sviscerando le parole e le connessioni di significato relazionale tra loro.

Il poeta è il grande alchimista-artista della voce dell’interiorità, del canto delle viscere. La realtà della vita nelle sue #luciombre è rappresentata con parole chiavi che vogliono manifestarla, farla percepire al cuore delle persone affinché si sensibilizzino non solo a porre rimedio alle ingiustizie, che hanno colpito e ancora colpiscono l’umanità, ma anche all’amore incondizionato, all’amore di relazione, semplicemente all’Amore, unico #sentimentoforza capace di cambiare il mondo. Spero vivamente che queste parole possano diventare #gestiparole in quanto la parola è creatrice di vita. Bisogna stare attenti a quello che si dice perché le parole si concretizzano in realtà, tanto è vero che anche i nostri pensieri sono fatti di parole. Parole di conforto, parole di catarsi, parole d’amore, parole di compassione, parole di denuncia….. Quindi la corrente si chiama Interiorità realistica o Interiorismo (è un neologismo) universale perché la voce del poeta è voce interiore che però rappresenta la realtà universale della voce dell’amore, della speranza, della denuncia di discriminazioni, di ingiustizie, di crimini dell’umanità, che sono vissuti intimamente da ognuno, ma che toccano tutti, che non possono lasciare indifferenti e di fronte ai quali l’atteggiamento deve essere comune per tutti: accogliere e mettere in pratica l’amore, avere e dispensare speranza, rifiutare tutto ciò che offende la dignità degli esseri umani. Soprattutto le due poesie iniziali #Parolebraccia e #Battitoali costituiscono il manifesto di questo mondo poetico.

Lo stile della mia poesia si basa sul creare neologismi ossimorici o rafforzativi, parole chiavi che possano risvegliare gli animi e farli agire per porre rimedio al negativo della vita, ma al contempo possano essere in grado di far risentire e di far rinascere l’amore, sia quello incondizionato verso il prossimo, sia quello della relazione della coppia, etc... L’uso dell’# che nella nostra società indica il concetto importante di riferimento quando si scrive sul web vuole essere un ridondare questo messaggio anche tra i giovani che non devono mai dimenticare di fondare la loro vita sui valori veri e sull’amore vero. Con l’uso degli # la poesia viene resa contemporanea ed entra a far parte, senza spersonalizzarsi, del panorama della società informatizzata, creando anche immagini di parole, che si espandono nell’universo infinito del web divulgando il loro significato.

La prima sezione intitolata “Noi siamo uguali…Noi siamo diversi” è dedicata agli oppressi, agli ultimi, ai perseguitati, a coloro i quali sono vittime di ingiustizie e discriminazioni, ma anche alle persone malate, ai grandi ideali. Sono poesie di denuncia e di speranza, relative anche al Covid 19.

La seconda sezione intitola “Semplicemente Amore…” non ha bisogno di spiegazioni: la parola “Amore” spiega già tutto.

Le ultime due poesie costituiscono una terza minisezione perché sono dedicate ai miei due paesi Cammarata e San Giovanni Gemini, due gioielli dell’entroterra agrigentino che invito tutti a visitare. Sento forte di entrambi sia le radici che le tradizioni pur nella loro diversità: sono uniti territorialmente, ma hanno le loro storiche differenze.

Mio padre Professore Enzo Catarella, recentemente scomparso, era di Cammarata, mentre mia madre Insegnante Nazarena Pellitteri è di San Giovanni Gemini. Sono due poesie diverse, in rima, proprio per richiamare la cantilena dei detti popolari, infatti sono scritte in italiano, in siciliano e in inglese.